Fra i rami

Racconti della Controra

lift off polaroid sx 70 rebecca lena

    Non c’entra la gravità. Se non avessero radici, gli alberi, volerebbero. Cadrebbero lentamente nel cielo, in silenzio. Ondulando la chioma come meduse.
Le foglie brillanti si perderebbero nei flutti del vento con un moto rotatorio infinito.

Un rametto cadde fra i suoi capelli, imbattendosi in un prato morbido che ne attutì il tonfo.
Spostò lo sguardo, da molto impietrito nel vuoto, per fissare quella mela con cui aveva conversato; l’addentò con piacere.
Era succosa e croccante, il gusto talmente acceso da ridestargli la gola.

Avvertì in quella freschezza una fragranza, il sapore ideale: quello della Primavera; da pochi giorni infatti si era magicamente decisa a dare uno sguardo anche al suo lembo di cuore.
Adesso la sua schiena poteva pur massaggiarsi con la corteccia di un albero, le sue cosce potevano inumidirsi d’erba, ancora un po’ sgualcita, e finalmente riusciva a riposare gli occhi nel vuoto. Quel vuoto vivo…

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I guanti

Racconti della Controra

due guanti rebecca lena polaroid sx 70

Tessi sulle mie mani
tra tendini di cotone
trame di geni arcani
e fibra accidentale;
hanno ossa di cartone
– in questa maglia esistenziale –
le vite degli umani.
E poi poni
due lune di bottone
madreperla, da imbastire
su quelle bocche vane
in cui i polsi
vanno a gridare.
Tessi e ricama e poi
incrocia, così
figlia mia.

Disse Madre essenza
potenziale                 infinita
alla figlia più cara,
Entropia.

 
Con questa poesia vorrei introdurre il nuovo racconto immenso a cui sto lavorando – “Due occhi di madreperla” – di cui questi guanti saranno i protagonisti: metafora dell’esistenza umana, qui sono inseriti in un contesto assolutamente metafisico.
Siamo combinazioni uniche. Geni (e accadimenti), entropia e energia potenziale.
n.b. i guanti in foto appartenevano alla donna che si prese cura di mia nonna quando era piccola, sono stati fatti a mano forse più…

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Diaframma zero

Racconti della Controra

storie racconti fotografia polaroid

    Preferisco stare in silenzio, immobile, ad ascoltare il rumore di persone lontane, i suoni brillanti degli uccelli, il lieve sospirare dei rami morti.

Se dovessi farmi fiore, con questa pelle, e con queste viscere delicate, forse sarei papavero.

Il mio cuore al centro è sottile e sempre teso; come un timpano. Poi vado a correre un po’ quando il cielo si fa umido e scopro che sulle punte fini dei rami fioriscono già alcune gemme di pioggia. Pare un messaggio segreto; ma che vuol dire? Non saprei, io catturo l’ovunque dentro il mio diaframma cardiaco e lo celebro come opera mia. Poi immergo le dita nel grumo di quei fiori cotonati (quelli coi granelli che paiono spiriti). Sono morbidi e ruvidi allo stesso tempo, come piccoli animali freddi. Prima ho messo i piedi al centro di un tronco tagliato. Ho sentito subito un certo formicolio che vi saliva su…

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